La Clean Clothes Campaign dichiara la propria solidarietà ai lavoratori dell’abbigliamento e a tutti i lavoratori dell’Ucraina durante l’invasione russa. Condanniamo l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe, come ogni atto di aggressione, invasione e guerra. Sosteniamo ogni iniziativa diplomatica e politica, istituzionale e dal basso che sia seria e genuina, volta al ritiro delle truppe russe dai territori occupati e a scongiurare l’escalation del conflitto che sta già colpendo gravemente la classe lavoratrice e le popolazioni civili in Europa e altrove. Protestiamo contro la sospensione delle tutele per i lavoratori e dei diritti sindacali, che colpisce in particolare le fabbriche di abbigliamento in quanto piccole e medie imprese. In condizioni di grave crisi economica e sociale, le nuove leggi minano i diritti fondamentali del lavoro. 

La Clean Clothes Campaign ha dichiarato la propria solidarietà ai lavoratori dell’abbigliamento e a tutti i lavoratori dell’Ucraina durante l’invasione russa. (https://cleanclothes.org/news/2022/statement-of-solidarity-with-garment-workers-in ukraine).  

Nel 2020, una ricerca della Clean Clothes Campaign ha rivelato che circa 200.000 lavoratori ucraini dell’abbigliamento guadagnano un quinto di quello che servirebbe loro per coprire i costi di vita base (un salario vivibile di base), che spesso non è nemmeno il salario minimo mensile netto di 126 euro (2019). Molti di questi lavoratori sono intimiditi e umiliati, costretti a fare straordinari, svengono in estate e congelano in inverno – per citare solo le violazioni più diffuse.  (https://cleanclothes.org/file-repository/livingwage-europe-country-profiles-ukraine/view;  https://cleanclothes.org/file-repository/exploitation-made.pdf/view chapter 4). 

Non sono disponibili dati precisi sul numero di lavoratori dell’abbigliamento, a causa dell’elevato numero di lavoratori informali nel settore – dal 60 al 70% dei lavoratori dell’abbigliamento sono informali – a partire dal 2020. La situazione è peggiorata durante la pandemia, quando non sono stati pagati i salari e le assicurazioni sociali; molti lavoratori sono stati mandati in congedo forzato non retribuito o sono stati licenziati.  

Nella primavera del 2022, la CCC ha condotto una ricerca informale sui marchi che si riforniscono dall’Ucraina, la maggior parte dei quali ha dichiarato di continuare a rifornirsi e di avere fabbriche in funzione. L’industria dell’abbigliamento si concentra nella parte occidentale del Paese ed è quindi meno colpita dal conflitto diretto. La CCC ha esortato i marchi a esercitare la due diligence e agire con responsabilità assicurando la continuata attuazione dei diritti umani sul lavoro.  

I lavoratori hanno bisogno di protezione soprattutto durante la guerra e la conseguente crisi economica e sociale.

Nel 2020, i sindacati ucraini e la società civile hanno fruttuosamente respinto i tentativi di indebolire i diritti del lavoro e la contrattazione collettiva. Tuttavia, nel 2021 è stato nuovamente proposto un progetto di legge: utilizzando la copertura della legge marziale a seguito dell’invasione russa, il governo ha adottato nuovi provvedimenti che cercano nuovamente di minare la libertà di associazione e i diritti del lavoro. Queste leggi sono state osteggiate dai sindacati e dalle ONG per i diritti del lavoro in Ucraina e a livello internazionale dalla OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), dalla ITUC (International Trade Union Confederation) e da altre sigle sindacali globali. 

Le leggi prevedono un’estrema liberalizzazione dei rapporti di lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti (PMI). La stragrande maggioranza delle fabbriche di abbigliamento sono PMI.  

Le nuove leggi privano i lavoratori della possibilità di tutela legale e di protezione da parte dei sindacati in caso di abusi sul lavoro. Esse dunque aumenteranno drasticamente la dipendenza dei lavoratori dai loro datori di lavoro e includono le seguenti disposizioni chiave.  

La legge 2136 adottata il 15.03.2022 prevede, fra le altre cose:

  • la possibilità di estendere l’orario di lavoro settimanale standard da 40 a 60 ore;  
  • la rimozione degli ostacoli e dei benefici aggiuntivi al lavoro durante i giorni festivi, i fine settimana e le ferie;
  • la fine del divieto per le donne di svolgere lavori fisicamente faticosi;
  • l’eliminazione dell’obbligo di contratti di lavoro scritti;
  • l’eccessiva flessibilità nel lavoro a tempo determinato e nei periodi di prova;
  • la possibilità di trasferire i lavoratori ad altre mansioni e di modificare in altro modo i termini del contratto di lavoro senza il consenso dei lavoratori, di sospendere o risolvere l’intero contratto di lavoro anche durante le assenze per malattia o le ferie.

La legge 2421 adottata il 18.07.2022 prevede, fra le altre cose:

  • la possibilità per i datori di lavoro di assumere con contratti a zero ore, creando così una riserva flessibile a loro disposizione in base a qualsiasi disposizione contrattuale che i lavoratori probabilmente accetteranno in quanto disperati per il reddito.  

La legge 2434 adottata il 19.07.2022 prevede, fra le altre cose:

  • licenziamento nelle PMI senza motivazione legale, ma con un piccolo indennizzo per chi perde il lavoro;
  • ampliamento della facoltà dei datori di lavoro di licenziare i lavoratori.

La legge marziale ha vietato gli scioperi e le proteste dei lavoratori e, di conseguenza, sta limitando fortemente i diritti delle organizzazioni dei lavoratori a resistere all’imposizione e agli impatti negativi di queste nuove leggi. In effetti, le leggi sono state usate per ritorsioni contro i sindacalisti che, ad esempio, si sono visti espropriare le proprietà del sindacato. Queste leggi minano i diritti dei lavoratori in Ucraina.  

Pertanto, la Clean Clothes Campaign esorta i marchi internazionali a:

  1. assicurarsi di non avallare o incoraggiare un indebolimento delle tutele del lavoro, in violazione degli standard dell’ILO, comprese le proposte di aumento dell’orario di lavoro e di riduzione dei diritti dei lavoratori; 
  2. garantire che i termini e le condizioni esistenti, conformi agli standard dell’ILO e ai codici di condotta dei marchi, compresi i termini contrattuali e gli standard di lavoro, siano mantenuti e che le tutele del lavoro (compreso l’orario di lavoro massimo) non siano ridotte, indipendentemente dalla retroattività prevista dalle leggi; 
  3. garantire che i lavoratori coinvolti in proteste pacifiche o in attività di libertà di associazione siano tenuti indenni dalla detenzione arbitraria prevista dalla legge marziale;
  4. garantire che i salari riflettano l’aumento del costo della vita, in particolare del cibo e dell’alloggio.  
  5. Impegnarsi per un approvvigionamento stabile e per relazioni a lungo termine con i fornitori ucraini, al fine di ridurre l’impatto delle pratiche di acquisto a breve termine. 

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